MARGARITA WOLOSCHINA
(31.01.1882 - 2.11.1973)
Pittura e contemplazione
Margarita Sabashnikov-Woloschin, nata a Mosca in Russia nel 1882, proveniva da una delle famiglie più colte e benestanti dell’impero russo. Cresciuta tra la natura e le tradizioni popolari, la liturgia ortodossa e l’arte delle icone, sviluppò sin da giovane una sensibilità per il colore e la forma come veicoli di esperienza spirituale. Dopo gli studi di pittura, divenne ritrattista apprezzata negli ambienti artistici di Mosca e San Pietroburgo, senza tuttavia mai superare un profondo senso di insoddisfazione verso l'arte naturalistica e la sua stessa vita: desiderava infatti «rivelare un mondo mai visto prima».
Nel 1905, a Zurigo, incontrò Rudolf Steiner. L’Antroposofia le apparve come una via di conoscenza delle realtà superiori compatibile con la sua ricerca interiore. Frequentò corsi e conferenze di Steiner e stabilì con lui un dialogo intenso su arte e spiritualità. Nel 1906 si sposò col poeta e pittore Maximilian Woloschin, anch'egli studioso di Antroposofia, e successivamente si trasferì a Monaco e Dornach. Qui partecipò attivamente alla costruzione del primo Goetheanum: ne scolpì i capitelli, decorò la cupola piccola e contribuì alle lavorazioni in legno: Rudolf Steiner la incoraggiava a creare forme e colori con «responsabilità spirituale».
Attraverso l’Antroposofia sviluppò una propria ricerca sul colore e sulla forma: scriveva che si deve trasformare «l’esperienza del sentimento in colore, in movimento del colore, che diventa ritmo e infine forma».
Dopo il lavoro al primo Goetheanum, sviluppò una propria concezione di pittura cristiana in senso antroposofico: scene della vita di Cristo, paesaggi visionari, composizioni che tendono verso l’astrazione della luce. La sua pittura supera il naturalismo degli esordi: la composizione non è predeterminata secondo schemi fissi, ma nasce dall’esperienza, dalla percezione interiore. Nei suoi acquerelli e nelle scene religiose il colore diventa forza viva, ritmo, metamorfosi: Cristo è esperienza presente nel gesto pittorico, non soltanto figura rappresentata.
In seguito, la sua vita proseguì tra pittura e impegno culturale antroposofico: stabilitasi a Stoccarda, tenne conferenze e continuò a dipingere fino agli ultimi anni. Pur legata al movimento antroposofico, ebbe sempre un forte bisogno di libertà interiore e autenticità. Questa tensione alimentò la sua ricerca fino alla fine. Morì nel 1973, lasciando un’opera in cui la forma visibile è soglia verso l’invisibile, in cui la pittura diventa rivelazione spirituale.
La sua opera oggi è considerata fondamentale nell’arte antroposofica per la sua capacità di offrire non solo immagini, ma vere esperienze contemplative: vedere il colore come presenza viva, la forma come un processo spirituale che si manifesta attraverso la materia visibile.
Nella mostra L'impulso artistico dell'Antroposofia nel '900 sarà esposta, proveniente dall'Archivio Rudolf Steiner di Dornach, la sua Madonna con bambino, opera proposta anche come tributo alla celebre Madonna della Seggiola di Raffaello, conservata nella vicina Galleria Palatina di Palazzo Pitti, a Firenze.