ALBERT STEFFEN
(10.12.1884 - 13.07.1963)
L’arte a servizio dello spirito
Albert Steffen nacque il 10 dicembre 1884 a Ober-Murgenthal (Wynau), Svizzera, terzo di sei figli. Suo padre era medico; la famiglia gli trasmise un senso di cura verso l’umano, ma Albert sin da giovane avvertì incongruenze tra la vita quotidiana e le aspirazioni interiori. Dopo la maturità a Berna (1904), iniziò a studiare medicina a Losanna, ma presto ci rinunciò: sentiva che il suo cammino non potesse essere solo scientifico, ma doveva tradursi in parola e immaginazione. Dal 1905 Steffen studiò storia, storia dell’arte e letteratura a Zurigo e a Berlino. Si trasferì quindi a Monaco di Baviera verso il 1908, dove nel 1910 incontrò Rudolf Steiner.
Quest'incontro fu per lui decisivo. Steffen aderì alla Società Teosofica, poi all’Antroposofia, volgendo la sua scrittura e la sua arte verso le domande spirituali del suo tempo. Le sue prime opere (romanzi, poesie, drammi) già manifestano una tensione verso il senso del limite umano, della crisi moderna, degli effetti alienanti della civiltà tecnologica e materialista. Intorno al 1920 Steffen si stabilì a Dornach, che diventerà la sua dimora spirituale e artistica. Lì assunse la direzione del settimanale Das Goetheanum (dal 1921 al 1963) e collaborò alla vita della Società Antroposofica. Nel 1923 ricoprì la carica di vicepresidente e, alla morte di Rudolf Steiner (1925), divenne presidente della Società Antroposofica Universale.
Da allora, Steffen visse periodi assai difficili: le tensioni politiche del primo dopoguerra, l'avvento del Nazismo, la seconda guerra mondiale e soprattutto le divisioni all'interno della Società Antroposofica lo misero a dura prova. Malgrado ciò, cercò con tutto se stesso di restare fedele agli ideali dell'Antroposofia e di far della letteratura e dell’arte degli agenti di guarigione spirituale, di rigenerazione estetica e morale. Morì il 13 luglio 1963 a Dornach.
Come letterato, Steffen integra vari linguaggi: le sue opere affondano le radici, oltre che nell'Antroposofia quale moderno cammino d'iniziazione cristiano, in tradizioni spirituali europee ed orientali, con una visione morale del conflitto tra bene e male illuminata dalla speranza (e la certezza) di una possibile metamorfosi dell’anima. O se vogliamo, di una rinascita dell'umano come Arte dell'Io.
Egli fu anche pittore: di lui oggi ci restano numerosi acquerelli, disegni e costumi per le sue rappresentazioni teatrali. Queste opere sono meno note, ma riflettono la stessa sensibilità dei suoi lavori letterari: in particolar modo, nello stile delicato e nella ricerca dell’immagine come soglia verso l’invisibile. La sua opera non è solo vasta (decine di romanzi, drammi, saggi, raccolte di poesie), ma è anche un invito: ripensare l’umanità non come mera funzione del progresso, ma come comunità spirituale, capace di una possente e reale trasformazione interiore.
Nella mostra L'impulso artistico dell'Antroposofia nel '900 saranno esposti 10 acquarelli e un autoritratto, accompagnati da testi scritti dall'autore stesso e provenienti dalla Fondazione Albert Steffen di Dornach, Svizzera.